RECENSIONI

 

Nei lavori plastici di Maria Luisa Ritorno si trovano profili animati da una profonda ricerca spirituale, che nella loro ineffabile leggerezza si sviluppano verso l’alto con un movimento progressivo e misurato, privo di scatti improvvisi,  come se la materia respirasse leggera espandendosi in evoluzioni progressive, che si muovono sulla scia di sottili curve e spirali. L’armonia delle linee genera moti lineari che si intersecano e si sostengono senza vincolarsi, liberi di costruire le proprie architetture in un reciproco dialogo sostenuto da un ritmo melodico.

La scultrice modella la refrattaria con maestria, creando strati sottili che sembrano uscire vincenti da una silenziosa lotta contro le leggi della gravità.

La luce esterna accarezza le forme mettendone in risalto le superfici, enfatizzando il delicato avvicendarsi di pieni e di vuoti, dove tuttavia appare una prevalenza delle incavature, che nella loro ombrosità sembrano offrire accoglienza a una riflessione pensosa.

Paolo Levi, in “Terza Dimensione”, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 2011

 

“Una continua ricerca tra visibile e invisibile, tra simbolismo e spiritualità.”

Oggi, nel suo lavoro, si osserva il bisogno di fare emergere una rinnovata espressività, liberata dalle pur morbide composizioni dell’esordio, attraverso una capacità interpretativa, selettiva e concettuale, delle nuove intuizioni progettuali e delle suggestive forme dell’arte contemporanea. Nelle opere recenti i requisiti formali della modellazione sono affrontati con sensibile approccio, quasi con trattenuta energia, nel rispetto dell’equilibrata sintesi e mediante la continua ricerca tra il visibile e l’invisibile, tra simbolismo e spiritualità.
Qui, la materia, evocatrice della natura e dell’aria, del vento e della luce, risulta docile e sincera e si illumina dell armonia del mistero e dell’immateriale. Come uno sguardo oltre le cose, forse.. verso un nuovo mondo?

Bruno Polver, per la personale “Spazio-forma, forma-spazio”, in Arte Incontro in libreria, Milano, 2004, , presso la Libreria Bocca di Milano

 

L’artista Maria Luisa Ritorno, da sempre e con qualsiasi materiale utilizzato, ricerca l’armonia tra lo spazio e la forma. Infatti, nella sua manualità artistica, la forma entra armonicamente nello spazio e viceversa, incontrando sempre un equilibrio tra le eterne coordinate: materia, forma e spazio.

Filippo Rolla, dal catalogo della mostra  Elogio della mano , Volterra, Edizioni Caleidoscopio

 

La scultura di Maria Luisa Ritorno si gioca tutta sull’incontro e sullo scontro tra due forze apparentemente contrapposte: incontro e scontro tra la verticalità maschile e la sinuosità femminile. La tensione verso l’alto, verso il cielo, che è anche tensione mistica, tensione verso la trascendenza, entra in collisione con l’atto di piegarsi, di flettersi verso la terra in una curva che è un abbraccio dei sensi, nella ricerca di un rapporto fisico, sensuale con la realtà terrena. Sono due misteri che si confrontano: il Maschile e il Femminile. L’Anima e il Corpo.

Una danza immobile fatta di ellissi, di curve parallele, convergenti, divergenti, una serie coinvolgente di movimenti elicoidali, a spirale, scale armoniche ascendenti, discendenti, sfere, fratture verticali improvvise, istanti di sospensione, in estatico equilibrio, e cadute fulminee, repentine nel vortice dei sensi. Con un ritmo, un respiro moderno e un afflato antico di classicissima ricerca di armonia.

Virgilio Patarini, in “Terza Dimensione”, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 2011

 

Quale terreno-radice ha potuto sedimentare questa esperienza creativa di Maria Luisa nella scultura? L’humus in cui cresce l’artista è ricco e coltivo: le radici sono i maestri dell’Accademia di Brera, l’incubazione gestatoria nel paesaggio, l’estenuante ed esaltante esperienza dell’insegnamento, la sofferta specchiera delle maschere, esercizio doloroso tra se stessi, Munch, fanciulle di Avignone e Wildt, già presagio della scultura, e l’amore affabulante della scenografia, ancora scena, teatro, personaggio da collocare.

E il personaggio entra in scena, si colloca: esordisce lo spazio e la tridimensionalità. L’attore, muovendo dal paesaggio scenico e dalla maschera della parte, diventa scultura a tutto campo.

Determinazione, ordine e amorevole condiscendenza sulla rifinitura, come se natura e pensiero dovessero sempre dialogare. Maria Luisa esplora e visita diversi stilemi espressivi secondo un filo conduttore narrativo, svolgendo la funzione di  io narrante, rivelando, nell’umiltà con cui si rivela il suo fare e indagare, una profonda tenerezza e molta meditazione.

Daniele Oppi, dal catalogo della  personale di  M.L.Ritorno, Spazio Bocca, Milano Galleria Vittorio Emanuele, 2004

 

Una chiara nota gioiosa, fresca e ridente, connota le opere dell’artista Maria Luisa Ritorno, che approda alla scultura dopo lunghi anni di esperienza didattica, passando per significative esperienze nel campo della scenografia, della pittura e della creazione di maschere (il teatro e la realtà, la vita e la finzione).

La silhouette umana, dell’opera ”Nello spazio”, seduta su un semicerchio, scivola con curve sinuose determinando un gioco di equilibri a cui fa da contrappunto il pendolo con l’uovo decorato che ondeggia idealmente sotto il ponte, simbolica unione tra due estremi. Lo stesso dondolio precario, ma in realtà ben stabile, lo si ritrova in “Equilibri”, in cui forme concave e convesse si intersecano, si abbracciano, fino a fondersi, accogliendo i solidi primari di due sfere che ricordano, come il cubo che fa da base all’opera, la matrice geometrica, il numero primigenio che regola le proporzioni dell universo.

Claudio Giorgetti, dal catalogo della mostra “La scultura”, Carrara, 2002, Edizioni Caleidoscopio
 

E’ la terracotta il principale referente della volontà plastica di Maria Luisa Ritorno. Il percorso di sperimentazione della scultrice milanese ha segnato, nelle differenti tappe, le potenzialità espressive della materia, passando da un iniziale esperienza figurativa a sviluppi di chiaro assunto astratto.

Le sue sculture possono essere definite quali forme risolte in una pura essenzialità plastica: leggere e sintetiche evoluzioni crescono, si assommano, si intersecano nell’impianto dell’opera per assurgere ad una raffinata sintesi d’idea, da La nascita di Venere a  Pulcinella, da Vegetazione a Lo spazio entra nella forma.

La costruzione estremamente equilibrata dell’impianto strutturale si rafforza nella scelta di significative ed eleganti connotazioni cromatiche, date dal tipo di refrattaria utilizzata per la realizzazione del modellato, che ora si abbandona alla morbida disposizione dei rosa, ora si ancora alla netta definizione dei bianchi.

Attorno all’opera si esplicano le coordinate di un ambiente altro, dove tutto si fa sinuosa movenza, parola sussurrata, frammento di suono, nella poetica di una caratterizzazione plastica in cui si trasferiscono presenze simboliche memoriali: forme liricamente evocate quale vitale riferimento affettivo quanto immaginativo. L’opera respira una propria autonomia nell’affermazione di un lavoro carico di sensualità e sensibilità, che trova nell’equilibrato rapporto delle proporzioni il suo senso di unità.

Clizia Orlando, per la mostra “La Poetica del colore tra forma e astrazione” Acqui Terme 2009

 

Maria Luisa Ritorno, nelle sue piccole sculture, mostra tangibilmente l’acutezza del pensiero e la sensibilità femminile. Nelle linee svettanti, serene, equilibrate è colto l’armonico movimento spazio-forma, forma-spazio.

Valter Fabbri, dal commento per la collettiva “La soglia del corpo”, Galleria 9 colonne, Bologna, Corriere dell’arte, Torino, 18 marzo 2006.

 

La tangibile espressività scultorea di Maria Luisa Ritorno muove da una non breve e proficua impegnata attenzione in un ampio ambito (disegno, pittura, teatro, …).

Tali precedenti istanze hanno fatto sì da essere un continuo punto di appoggio per la costruzione di forme che oltrepassano un semplice, fermo modello di bellezza, testimoniando la scelta vincente proveniente dalla natura (la bellezza delle cose visibili), che concretizza la sagomatura delle varie parti, ben avvertibile in “Pulcinella”, “Confidenze”, “Psiche”.

Maria Luisa Ritorno si è calata in un mondo reale, dove riconosce e si riconosce, dunque è la solidità di una piattaforma culturale a veicolare oggi quelle sue istanze che non sono l’arido frutto di un accademico tirocinio, bensì lo studio di circostanze, di fatti e di situazioni che risponde all’integrazione del soggetto con l’oggetto (la scultura), e i raggiunti traguardi non chiudono un ciclo, bensì proseguono attraccando ad altri porti dove la sosta si attiva, costruisce significandosi, dandoci valori destinati a durare e a comunicare.

La strumentazione della materia è passata anche inconsciamente da positive indagini e conoscenze trascorse, e i risultati sono qui – davanti a noi – segnati da un idealismo dove la “Metamorfosi” s’unisce alla “Maternità” e al “Perdono” (terra refrattaria patinata con delicatezza), segno concreto di una meditazione divenuta conquista…

Lodovico Gierut, “De sculptura”, Caleidoscopio Edizioni

 

La scultura, per Maria Luisa Ritorno, inerisce al problema forma-spazio. L’aspetto narrativo-realistico passa in secondo piano rispetto all’esigenza di pervenire ad una forma estremamente stilizzata che incarna il processo che dalla pura sensazione conduce all’eleganza profonda della meditazione. Ecco quindi, nelle geometrie e nelle stilizzazioni, il volto di una plasticità dai contorni neometafisici, di pronunciata bellezza, che scaturisce dalla compenetrazione di fantasia e ragione. Una scultura di aperto e limpido messaggio espressivo.

Teodosio Martucci, da  Artecultura, Milano, maggio 2005